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ll Giorno del Ricordo, istituito con la legge 92 del 30 marzo, vuole «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale» (art.1).
350.000 italiani abitanti dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia dovettero scappare ed abbandonare la loro terra, perseguitati dalle bande armate jugoslave agli ordini del maresciallo Tito. Decine di migliaia furono uccisi nelle Foibe o nei campi di concentramento titini, con la sola colpa di essere italiani e di non voler sottostare al regime comunista.

Le foibe sono il simbolo dell’odio e della vendetta, una delle pagine più tristi della nostra storia sulla quale dobbiamo riflettere per dare voce al rispetto della diversità di pensiero e costruire una società basata sul dialogo e la convivenza civile. La data prescelta è il giorno in cui, nel 1947, furono firmati i trattati di pace di Parigi, che assegnavano alla Jugoslavia l'Istria, il Quarnaro, la città di Zara con la sua provincia e la maggior parte della cosiddetta Venezia Giulia.