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“Come mi sono innamorato di una città che la maggior parte delle persone non sa che esiste: la mia esperienza in qualità di Fulbright English Teaching Assistant a Campobasso, Italia”
Il dott. Christopher Penello è stato ospite presso l’Istituto Tecnico per il Settore Tecnologico G. Marconi di Campobasso come assistente di Lingua Inglese Fulbright da ottobre 2019 a marzo 2020. Il suo periodo di attività avrebbe dovuto concludersi a Giugno. Ma sfortunatamente è dovuto partire ben prima. Quella che segue è una sintesi di un articolo pubblicato dalla sua università, la Fordham University.
“Quando ho accettato la posizione di Assistente di Lingua Inglese Fulbright (ETA) in Italia a Giugno 2019, abbandonare il paese nel pieno di una pandemia globale non era nei piani. Eppure eccoci nel mezzo di una emergenza sanitaria globale.
Sono stato costretto a lasciare Campobasso, una città che ho imparato ad amare profondamente, senza l’opportunità di salutare come si deve. Tuttavia, nonostante la mia delusione per essere dovuto partire presto, non posso fare a meno di provare un profonda gratitudine per l’opportunità di aver insegnato a tanti alunni così intelligenti e molto motivati, di essermi immerso totalmente nella cultura e nel sistema scolastico di un altro Paese, e di aver fatto amicizie che non cesseranno mai di essere parte della mia vita.
Quando per la prima volta ho detto ai miei amici e alla mia famiglia che avrei trascorso un anno insegnando Inglese in Italia, la prima domanda che di solito mi ponevano era “Dove in Italia? Roma? Milano? Napoli?”, alla quale con grande entusiasmo rispondevo “No, Campobasso!”
Se non avete mai sentito parlare della città di Campobasso o della regione italiana Molise, non preoccupatevi, non siete gli unici. Infatti, il Molise, la seconda regione più piccola d’Italia, è poco conosciuta persino dagli stessi Italiani. A dire il vero c’è una battuta diffusa sul territorio nazionale che recita «il Molise non esiste». Un modo di dire che nasce sia dalle piccole dimensioni della regione sia dal fatto che il Molise era un tempo parte della vicina regione Abruzzo e ha quindi dovuto impegnarsi per riconquistare la propria identità. Ad ogni modo, dopo aver trascorso gli ultimi sei mesi lì, posso con sicurezza dire che il Molise non solo esiste ma è una regione piena di cultura, storia e naturalmente di una fantastica cucina locale”.
In relazione a questo Chris parla della sua esperienza del «pranzo» domenicale in Italia. Durante la sua permanenza, non è trascorsa una sola domenica senza un invito a «pranzo». Ma a parte la bontà del cibo, Chris è profondamente toccato dall’ospitalità e dal calore con cui è stato accolto nelle case.
“I miei colleghi, la maggior parte dei quali hanno l’età dei miei genitori – continua Chris – mi hanno trattato come il loro «figlio americano» (American Son), immediatamente sin dal mio arrivo. Sia quando invitato a “mangiare cibo straordinario” o a “condividere ricette e storie intorno al tavolo”, sia quando invitato “a essere parte di passeggiate pomeridiane, mi hanno sempre fatto sentire parte della famiglia. Sarò sempre grato per il tempo che io ho trascorso con queste amabili persone.”
Il racconto di Chris prosegue parlando dei suoi iniziali timori quando apprese di essere stato assegnato all’Istituto Tecnico per il Settore Tecnologico G. Marconi. “Quale studente di ambito umanistico che è stato quasi bocciato in Informatica - sottolinea Chris – ero un po’ preoccupato. Come mi sarei relazionato a studenti che studiano Elettronica, Chimica e Biologia, argomenti dei quali non sapevo quasi nulla? Ma dopo alcuni mesi di conversazioni, uscite sul campo, presentazioni in classe e persino una intervista per una emittente locale in occasione delle giornate di Open School, non posso immaginare una scuola per me migliore. Ho incontrato studenti veramente straordinari, alcuni dei quali hanno un livello di conoscenza dell’Inglese che eguaglia molti Americani. Non solo sono stato in grado di osservare gli alunni sviluppare le proprie competenze comunicative, ma gli stessi mi hanno offerto grandi dimostrazioni nei loro laboratori, mi hanno insegnato il dialetto molisano, mi hanno donato prodotti freschi dai loro paesi”.
Il racconto di Chris prosegue ricordando come in un Istituto Tecnico si insegna anche “English for specific purpouse” cioè la microlingua relativamente ai vari ambiti specialistici. E riporta come esempio una lezione alla quale ha avuto il piacere di partecipare. In quell’occasione gli studenti di una classe quarta di Chimica hanno offerto a Chris una lezione di Chimica in Inglese.
“Io mi sono accomodato - ricorda Chris - e ho ascoltato le loro spiegazioni interamente in Inglese e alla fine della lezione ero riuscito a citare la catena di atomi di carbonio! E se questo è solo uno dei tanti esempi, penso che dimostri come i miei rapporti con i miei alunni non sono stati nell’ambito della stretta dinamica insegnante-studente, ma si sono realizzati più nella forma di conversazione, ascolto, e partecipazione comune in tutto ciò che la scuola aveva da offrire”.
Chris è arrivato a Campobasso con il compito di insegnare Inglese e la cultura americana, ma – ammette Chris – “ho imparato molto più di che insegnato quest’anno. Ho imparato dai miei colleghi e amici, molti dei quali io ora chiamo la mia famiglia italiana, e soprattutto dai miei alunni, che così generosamente hanno condiviso con me la loro cultura e le loro vite”. Insegnare in qualità di borsista Fulbright è stato per Chris un privilegio e un’esperienza che non dimenticherà mai.
Ora Chris è a New York e grazie ai dispositivi tecnologici può ancora essere in contatto con i suoi amici e alunni in Italia.
Quell’Italia che è al momento uno dei paesi maggiormente colpiti da COVID-19.
Quando pensa alla sua esperienza in Italia e intanto guarda in avanti al Master che inizierà il prossimo anno a Yale, Chris ammette che non sarebbe lo stesso studente o persona che sarebbe stato se non avesse trascorso questo periodo in Italia.
“La mia esperienza – conclude Chris – mi ha ricordato l’importanza di essere aperti e di ascoltare quanto gli altri hanno da dire. Questo è forse il più semplice eppure il più vitale insegnamento della mia esperienza. Ho intenzione di portare questa lezione con me all’università e oltre”.
Firmato: Chris Penello